Dopo le Four Big Fashion Weeks di New York, Milano, Londra e Parigi, ciò che resta non sono soltanto gli highlights delle collezioni, ma anche le controversie legate alle scelte dei designer o dei buyer. Con l’elenco di seguito, proviamo ad offrire qualche idea per l’imminente settimana della moda milanese. 

Sense of Humor

La settimana della moda è stressante, si sa. Modelle con visi spenti e stanchi ricoperti da strati di trucco, stilisti che preparano da mesi per uno show destinato a durare qualche manciata di minuti. Tutto questo è estenuante, snervante e logorante ma, dopotutto, un sorriso ed uno scambio di parole contribuirebbero ad allentare la tensione: sorridendo, il corpo rilascia endorfine, cioè neurotrasmettitori che abbassano i livelli di stress. Non solo, l’inconscio preferisce un viso sorridente piuttosto che uno ‘neutro’. Una persona serena risulta, in generale, più avvicinabile e affidabile. Stilisti, fate sorridere le vostre modelle, venderete più abiti.

Eleganza

Una su tutti: Dita Von Teese. Basta sussurrare il suo nome e vengono in mente i completi dai colori ovattati, la femminilità anni cinquanta, l’essere osè senza mai scadere nel volgare, gli abiti di qualità pregiata. Dita rappresenta il buon gusto in qualsiasi occasione. I designer dovrebbero imparare a selezionare i materiali e gli indumenti in modo più raffinato, cercando di allontanarsi dalla tendenza che rende le creazioni “troppo” ready-to-wear. Basta mediocrità, più attenzione al dettaglio, dal bozzetto all’ultima cucitura.

0a2372ead1f33645dea4f5d50e52c8beDita Von Teese. Photo credit: Joanne Davidson

Drag Queen

Sul red carpet della sfilata di Jeremy Scott a New York si sono intraviste Violet Chachki e Miss Fame, due famose queen americane: la figura della drag è sempre meno tabù. Siamo vicini allo sdoganamento della divisione dei sessi anche all’interno del mondo della moda? Le differenze tra uomo e donna si affievoliscono sempre di più, e persino sulle passerelle sono numerosi i modelli androgini che sfilano sia al maschile sia al femminile. Designer, perché non proporre sfilate unisex?

Violet Chachki e Miss Fame alla sfilata Jeremy Scott. Photo credit: Getty Images

Sfilate Unisex

Ed eccoci alla proposta vera e propria. E’ davvero necessario continuare a separare in maniera così rigida la settimana della moda maschile da quella femminile? Siamo circondati da ragazzine skater che rubano i maglioni XXL ai loro fratelli maggiori e da altrettanti ragazzi che comprano camicie nel reparto femminile grandi catene di moda. La maggior parte dei vestiti ready-to-wear non ha genere.

anigif_enhanced-8410-1405444185-16Beck Holladay. Photo credit: Mickypancake

VERI DESIGNER EMERGENTI

Nessuna raccomandazione, nessun protetto da particolari riviste di moda, nessun alunno di qualche designer affermato: la possibilità di accedere al mondo d’élite della moda deve essere concesso a chiunque, indiscriminatamente. Non solo, questi futuri designer vanno scovati nella folla delle nuove promesse dello stile, permettendo loro di emergere attraverso passione e talento. E’ così che si crea la moda del futuro, senza dimenticare che, molti anni fa, i colossi odierni sono passati sullo stesso marciapiede dei designer in ascesa.

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